A causa della pandemia in corso, i canali digitali fanno sempre più parte delle nostre vite. Questa è stata una bella sfida per i seniors, che si sono trovati a fare acquisti online per la prima volta, oppure a imparare come gestire le visite mediche e le ricette, tramite internet. E’ innegabile. Molte persone anziane hanno sperimentato anche sensazioni di isolamento durante questo periodo. Il loro grado di adozione delle tecnologie di comunicazione digitali era già molto basso, e quindi durante il lockdown hanno visto ridurre sensibilmente i contatti. E’ un tema caldo e riconosciuto, tanto che questa settimana a Genova, il Silver Economy Forum ha creato un tavolo di confronto tra ricercatori e specialisti nella cura degli anziani proprio su questo tema.

Solo un terzo degli Over 65, in Italia, possiede uno smartphone, e la meta di questi lo usano per le app di messaggistica. Ma cosa succede a coloro che non sono ancora riusciti a fare questo salto? Vale la pena imparare un nuovo modo di fare quello che hanno sempre fatto di persona o al massimo con il telefono? Bisogna considerare anche il fatto che i seniors sono spesso vittime di truffe,  e forse anche questo fa elemento contribuisce ad accentuare il divario tra loro e l’adozione di nuovi strumenti. Siamo noi a dovere rassicurare i nostri anziani che alcune funzionalità, come le video chiamate e i social, non sono una minaccia, ma possono migliorare anche la loro vita, specialmente in questa situazione.

La tecnologia serve per rinforzare il tessuto sociale ed è efficace solo quando questo è intatto. Noi, creatori e fornitori di tecnologia, dobbiamo ricordare come essa possa completare il contatto umano, ma non lo sostituisce.

Il rapporto intergenerazionale in Italia è alto rispetto ad altri paesi europei: di fatto, le giovani generazioni possono affiancare i nonni nel percorso di adozione degli strumenti di comunicazione. A questo proposito, un partecipante ha sottolineato come suo figlio sia di aiuto in questo e indossi sempre la mascherina quando si trova vicino ai nonni, come segno di cura e di rispetto.

Durante il lockdown alcuni centri per anziani hanno subito organizzato canali di comunicazione con le famiglie, via YouTube e Facebook. Queste iniziative sono state spinte da ‘diversamente giovani’, della fascia 70-79 anni, per rimanere in contatto con i propri cari, ma anche per partecipare ad attività di natura sociale o religiosa.

E chi si è spinto addirittura a fare acquisti online? Da cosa è stato mosso? Sicuramente da una maggiore chiarezza nei vantaggi all’utilizzo di tecnologie digitali e connesse. Questo aspetto va tenuto in considerazione, specie se per consolidare aree come quella della telemedicina, che può migliorare di certo la vita dei nostri anziani, raggiungendoli nelle loro case, al sicuro.